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Unione Europea, il futuro nella visione di Macron

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Il 9 maggio scorso, in occasione della cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa, il Presidente francese Emmanuel Macron ha tenuto un discorso sul suo progetto per il futuro dell’Unione europea. Fresco di una seconda rielezione alla Presidenza, il francese ha ridefinito in quello che è già noto come “il discorso di Strasburgo” la sua azione in materia di politica europea nell’arco dei prossimi cinque anni.

Obiettivo del presidente francese di turno

L’obiettivo è il rafforzamento della dimensione politica dell’Unione europea, superando i vincoli autoimposti che fino a oggi hanno fatto dell’Ue un efficace strumento in campo economico e commerciale ma altrettanto debole quando si tratta di esprimere una politica comune sulla scena internazionale. La nuova “Comunità politica europea” immaginata da Macron dovrebbe avere l’iniziativa di associare i Paesi che vogliono aderire come Ucraina, Moldavia, Georgia, quelli dei Balcani occidentali, e anche quelli usciti come la Gran Bretagna. Un’occasione per stringere le relazioni in vista di un’adesione che, lo stesso Macron ammette, richiederà decenni a livello formale e burocratico.

Un’Unione allargata

I membri di questa nuova comunità europea allargata dovrebbero essere “tutte le nazioni europee democratiche che aderiscono alla nostra base di valori”, rafforzando la reciproca collaborazione in ambiti come quello politico, di sicurezza, energetico, sui trasporti e sulla libera circolazione delle persone. Oltre al suo lento allargamento e collaborazioni future, Macron si è anche soffermato sul funzionamento interno delle istituzioni comunitarie. Come richiesto anche nei documenti presentati dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa, Macron si è detto favorevole a una revisione dei trattati, concentrandosi sulla regola dell’unanimità del Consiglio europeo in politica estera e sulle politiche fiscali e sociali.

Piena occupazione e investimenti per l’emergenza climatica

A cambiare devono essere anche le regole del Patto di stabilità e crescita, inserendo obiettivi come la piena occupazione e gli investimenti per l’emergenza climatica e il rinnovamento del comparto energetico europeo. “Una delle vie di questa riforma è la convocazione di una Convenzione di revisione dei trattati. Una proposta del Parlamento europeo che approvo”, ha detto Macron, anticipando che la prima discussione sull’argomento sarà calendarizzato già in occasione del Consiglio europeo di giugno.

Una strada in salita

Nonostante l’appoggio del Presidente francese Emmanuel Macron, la strada in questa direzione sembra in salita. Se la stessa Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è mostrata molto cauta sulla revisione dei trattati, tredici Stati membri hanno già chiarito la loro opposizione sul tema. Subito dopo il discorso di Macron, Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Svezia hanno pubblicato un documento per esprimere il loro dissenso.

Fonte: The Vision, Linkiesta

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