I reduci di guerra con il viso di rame

The show must go on
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La “Grande Guerra“: uno dei più sanguinosi conflitti della storia umana, finito con lo sterminio di milioni di soldati.

Tra  quelli che tornano a casa,  molti devono convivere con ferite fisiche terribili: dalla mutilazione di gambe e braccia alla  devastazione del volto.

D’altro canto in quegli anni la chirurgia estetica è pura utopia e l’unico scopo dei chirurghi, che operano in fretta e furia sul campo di battaglia, é quello di salvare la vita dei feriti.

Proprio la deturpazione del volto é il più traumatico fra le lesioni: sguardi di disgusto, figli spaventati, mogli e fidanzate che sfuggono, costringono i reduci a una vita di totale isolamento e di profonde depressioni.

Una faccia nuova

Anna Coleman Ladd é una quotata scultrice e ritrattista americana di 39 anni, moglie di un medico chirurgo arrivato in Francia con la Croce Rossa.

Dotata di grande sensibilità, Anna decide di usare il suo talento artistico per una nobile causa: cancellare i segni della guerra dai volti sfigurati dei reduci restituendo loro un viso e la serenità.

Fonda a Parigi un laboratorio dove inizia a creare delle maschere che assomigliassero il più possibile alla fisionomia dei soldati prima del deturpamento.

Dopo aver fatto un calco in gesso del viso, Anna realizza la protesi facciale con del rame zincato sottilissimo.

Per riprodurre fedelmente il colore della pelle sulla superficie metallica, fa indossare la maschera al paziente e, per renderla più realistica, crea sopracciglia, ciglia e baffi utilizzando capelli veri.

Spesso la ricostruzione riguarda solo una parte del viso (mento, mandibola o bocca), fissata al volto con lacci o finti occhiali.

Ogni protesi richiede almeno un mese di lavorazione e nel periodo in cui resta in Francia riesce a realizzare 185 maschere, senza chiedere compensi e, anzi, aiutando i soldati più poveri a curarsi.

Grazie alle maschere di Anna Coleman centinaia di sfortunati giovani riacquistano la loro dignità e riescono a superare, almeno un po’,  il disagio insopportabile di una deformazione irreversibile.

Per il fine etico del suo operato, nel 1932 ad Anna viene conferito il titolo di Cavaliere della Legion d’Onore, la più alta onorificenza dello Stato francese.

A noi restano un orrendo senso di inadeguatezza e i brividi. Tantissimi brividi.

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