Clima, Missione UE Adattamento

Clima, per l’Italia non è una priorità: questione di percezione del rischio

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Specialmente negli ultimi due anni, con l’aggravarsi e il moltiplicarsi dei fenomeni estremi anche in Italia, si è fatto un gran parlare di clima: convegni, dibattiti, parole a profusione, sia nei livelli nazionali politici, che in quelli locali amministrativi.

La verità dei fatti, però, è che -salvo dovute virtuose eccezioni- per l’Italia, il clima non è una priorità e non è nell’agenda politica, né amministrativa.

Missione UE Adattamento al cambiamento climatico

La Commissione europea ha lanciato lo scorso 14 marzo un invito alle regioni e alle comunità dell’UE a partecipare alla Missione dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici, che avrebbero voluto esprimere il loro interesse ad entrare a far parte della Missione. Una volta analizzate le risposte al sondaggio, le regioni e le comunità che avessero dimostrato impegno per l’adattamento sarebbero state invitate a firmare una Carta della Missione.

L’obiettivo della Missione era ed è sostenere 150 regioni e comunità ad accelerare la loro trasformazione verso la resilienza climatica, aiutandole a comprendere, prepararsi e gestire i rischi indotti dal clima. L’adesione alla Missione metterà le regioni e le comunità in prima linea nell’innovazione nella transizione dell’Europa verso un continente più resiliente.

Budget previsto, fissato dall’Unione europea, per questa Missione: 370 milioni di euro.

Forum della Missione: Italia assente

Come da programmi, lo scorso 7 giugno si è tenuto a Bruxelles, presso il Comitato europeo delle regioni (l’assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’UE), il primo Forum sulla Missione.

A dimostrazione di quanto il clima sia importante nelle istituzioni nazionali (Governo e Parlamento) e in quelle locali (Regioni e Comuni), di quanto sia nelle agende e di quanto si stia realmente facendo sul tema, nel nostro Paese, ripeto salve virtuose rare eccezioni, nel programma della giornata non c’era una sola presenza italiana.

Il Forum è stato anche l’occasione per informare che ci sono stati 118 regioni ed enti locali che hanno aderito alla Missione UE.

Forum Missione Adattamento

Italia: solo 6 su 118 aderenti (5,08%)

Come Ambasciatore del Patto europeo per il Clima, ho seguito il Forum e ho chiesto (e ottenuto) la lista di tutti i firmatari: tra tutti i 118 hanno aderito, per l’Italia, solo Regione Emilia Romagna, Regione Sardegna, Regione Veneto, Provincia autonoma di Trento, Provincia di Potenza e Comune di Cesano Maderno (MB).

Questa sparuta presenza delle amministrazioni pubbliche italiane segue la completa assenza dal Forum. Indicativa più di tante altre parole: non c’è da dire molto.

Nel contempo spiccano la Polonia con 30 adesioni (25,42% del totale), la Spagna 15 (12,71%), la Grecia 12 (10,17%), l’Ungheria 9 (7,63%) e il Portogallo 8 (6,78%).

Complessivamente 18 su 27 Stati Membri sono presenti, oltre che 3 extra UE.

Fortunatamente, questo è stato solo il primo passo. Un secondo passo, un secondo appello, sarà annunciato 28 e 29 settembre prossimi. E si spera la risposta da parte italiana sarà migliore e più pronta:

il clima non è questione di etichetta o protocollo, il (cambiamento del) clima non aspetta di essere invitato (anzi, è stato già invitato dalle attività antropiche e dall’inazione).

E specialmente la parte pubblica dovrebbe farsi parte attiva nella ricerca di quali possibilità esistano per salvaguardare al meglio le proprie comunità. Già al tempo presente, oltre che nel futuro a medio e lungo termine.

Un problema di cultura e visione (europea) e di percezione (del rischio climatico)

Eppure erano chiare sia la finalità sia il budget (370 milioni) della Missione.

Che cosa ci dice questa risposta dal nostro Paese? Ci dice che, come evidenziato in molte occasioni, c’è comunque un problema di cultura, visione e approccio alle politiche europee e alla coscienza di essere parte (che dovrebbe essere centrale e attiva) della comunità dell’Unione Europea.

Poi però i “politici”, quelli bravi proprio, si scagliano contro l’Unione (anzi, genericamente l’Europa) che “ci vincola”, quando invece non si vede mai come opportunità e fonte di finanziamento. Ma è nota, d’altra parte, anche l’incapacità italiana a spendere i fondi europei messi a disposizione. Questo è solo l’ultimo esempio.

E, per quanto riguarda il clima, in particolare, che c’è una evidente questione di percezione del rischio climatico.

Ed è talmente evidente che il clima non sia percepito come problema, come crisi, come prioritario che l’azione politica e  amministrativa, banalmente, relega nel migliore dei casi negli spazi marginali il clima, il cambiamento climatico e la gestione della mitigazione dei rischi e dell’adattamento, appunto.

Salvo poi ricordarsene dopo un alluvione, dopo un incendio devastante, dopo una fortissima ondata di calore, dopo fenomeni estremi del ciclo dell’acqua (piogge, grandinate).

Questo l’elenco completo degli aderenti (grazie al Comitato europeo delle regioni):
Mission Climate, aderenti.

Post Scriptum:

La risposta dell’Europa a chi agisce (o quanto meno ci prova)

Dal Forum UE, due messaggi principali:

il primo è che “i territori e le comunità devono diventare trainanti per l’adattamento”; il secondo è che bisogna “costruire ponti tra l’UE e le regioni”.

A margine e in conclusione, ho organizzato come Ambasciatore del Patto europeo per il Clima, il prossimo 18 giugno a Pescina (AQ), un incontro pubblico dal tema “Il cambiamento climatico, rischio e percezione”, cui sono invitati Regione Abruzzo, Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise, Parco Regionale Sirente Velino e tutti i Comuni della Marsica.

Questo incontro è diventato “evento satellite” del Patto europeo per il Clima e da oggi è pubblicato sul sito della Commissione Europea.

 

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