Clima, il mio impegno per le prossime generazioni

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Qualche mese fa sono venuto a conoscenza del Patto per il clima della Commissione europea e della sua rete di ambasciatori. Dopo averci pensato su 48 ore, ho deciso di inviare la mia candidatura.

Come qualcuno forse già sa, un paio di settimane fa ho avuto positivo riscontro e dalla settimana scorsa sono entrato ufficialmente nella rete degli ambasciatori del Patto europeo per il clima.

Le ragioni di una scelta: dai cambiamenti climatici alla crisi climatica

Fino a poco tempo fa si parlava, troppo rispetto alle azioni concrete a contrasto, di cambiamenti climatici. Oggi, ormai, tali cambiamenti, passando per il riscaldamento globale, sono diventati crisi climatica.

Nel dicembre 2015, l’Accordo di Parigi della Cop 21 (la Conferenza delle parti dell’Onu, sui cambiamenti climatici) fissò il limite di 1,5 gradi centigradi di aumento della temperatura globale, rispetto ai livelli preindustriali. L’Accordo è un Trattato internazionale giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato da 196 parti (Paesi, soprattutto). Per raggiungere questo obiettivo di temperatura a lungo termine, i Paesi mirano a raggiungere il picco globale delle emissioni di gas serra il prima possibile per raggiungere un mondo climaticamente neutro entro la metà del secolo.

Ora sappiamo che siamo molto lontani da questa strada: il VI Rapporto IPCC (il Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici) disegna un quadro dalle tinte assai fosche.

Il rapporto fornisce nuove stime sulle possibilità di superare il livello di riscaldamento globale di 1,5°C nei prossimi decenni. A meno che non ci siano riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra, vi si legge, limitare il riscaldamento a circa 1,5°C o addirittura 2°C sarà un obiettivo fuori da ogni portata.

“I cambiamenti climatici stanno già influenzando ogni regione della Terra, in molteplici modi. I cambiamenti che stiamo vivendo aumenteranno con un ulteriore incremento del riscaldamento”, ha detto il co-presidente del Gruppo di Lavoro I dell’IPCC, Panmao Zhai.

In sostanza, non c’è più tempo per le parole, parlate o scritte che siano. Occorre agire e occorre farlo subito. E lo vediamo ormai di continuo, nei fatti di cronaca vicini o lontani: dai fenomeni di pioggia violenti più che intensi alle ondate di calore. Sempre peggiori, sempre più frequenti.

Responsabili e vittime della crisi climatica

Da un lato è abbastanza diffusa l’idea sulle responsabilità della crisi climatica, ad opera dei Paesi maggiormente sviluppati e industrializzati e di quelli in via di maggiore sviluppo, che tendono a bloccare misure severe per la riduzione delle emissioni.

D’altro lato è chiaro che a pagare più direttamente la crisi climatica saranno le nazioni poste in un intorno più o meno ampio dell’equatore, quelle che già stanno scontando prezzi altissimi in termini di carestie, siccità, carenza d’acqua e quindi risorse per agricoltura e alimentazione (oltre che per la salute). Poi le nazioni costiere e delle isole di tutto il mondo, che saranno le più esposte ai fenomeni legati all’innalzamento dei livelli del mare e degli oceani.

Soprattutto, a pagare maggiormente le conseguenze della crisi climatica che stiamo ormai vivendo, è chiarissimo che saranno le generazioni più giovani e tutte le prossime generazioni future: quelle dei nostri figli, dei nostri nipoti e dei loro figli e nipoti.

L’impegno per le prossime generazioni

E hanno ragione, oggi, a rivendicare questo stato di cose e ad affermare con forza che non c’è più tempo da perdere. Anche se ancora in tanti, in troppi, fanno finta di nulla, negano, fanno stupido sarcasmo sui ragazzi che combattono per il clima, rinviano il problema. Ma sono loro, le prossime generazioni, che vivranno in un Pianeta sempre più a rischio, sempre più malato. Loro e nessun altro.

Ecco, è soprattutto per loro che ho messo e metterò tutto il mio impegno per fare quello che sarà nelle mie possibilità. Cercando nel mio piccolo di invertire e far invertire la rotta che ci sta portando dritti verso una catastrofe. In prima persona e a partire dalle comunità locali e regionali in cui vivo, coinvolgendo gli attori pubblici e i soggetti decisori pubblici ai diversi livelli.

Seguirò la COP26 che si aprirà a Glasgow il prossimo 31 ottobre, sperando in risultati risolutivi e concreti.

Abbiamo il dovere morale di lasciare, a chi lo vivrà dopo di noi, un Pianeta migliore di quello che abbiamo avuto in eredità.

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