impianti per energia nucleare

Tassonomia UE: da bocciare la Commissione che vuole nucleare e gas tra le attività sostenibili

Ambiente
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Lo scorso 2 febbraio, nonostante il parere contrario degli esperti chiamati a supporto, la Commissione europea ha proposto di includere l’energia nucleare e il gas nella tassonomia della finanza sostenibile, riconoscendo il loro contributo all’obiettivo di neutralità climatica dell’UE per il 2050 “soggetto a limiti chiari e periodi di eliminazione graduale”.

Secondo l’Ansa , dei 27 Commissari, in 3 hanno votato contro la proposta di atto delegato sulla tassonomia messa sul tavolo dalla Commissione europea: l’austriaco Johannes Hahn (Bilancio), lo spagnolo Josep Borrell (Azione esterna) e la portoghese Elisa Ferreira (Politiche regionali). Altri 4 commissari hanno invece espresso riserve: il vicepresidente olandese Frans Timmermans, l’italiano Paolo Gentiloni (Affari economici), l’olandese Margrethe Vestager (Concorrenza) e il belga Didier Reynders (Giustizia).

Mentre in tutta Europa si scatena la bagarre politico-ambientale, in Italia, invece, come negli ultimi mesi su tutte le questioni legate a clima e green deal, finora brillano per silenzio e assenza il governo, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e il neo nominato inviato speciale per il clima Alessandro Modiano.

Bocciata già dagli esperti della stessa Commissione

Il pronunciamento del gruppo permanente di esperti della Commissione Europea – la “Piattaforma per la finanza sostenibile”- (Response to Complementary Delegated Act del 21 gennaio 2022) aveva bocciato la proposta della Commissione in modo netto, senza troppa diplomazia: il nucleare non rispetta il criterio base della tassonomia europea del non fare alcun danno ambientale significativo (“do not significant harm“) e quindi non va inserito fra le tecnologie green, e il gas potrebbe rientrarvi solo se rispettasse il criterio dei 100 grammi di CO2 al KWh e non dei 270 grammi, come proposto nella bozza della Commissione.

Le nuove regole

Le nuove regole aggiungono gas ed energia nucleare come tecnologie “transitorie” nella tassonomia dell’UE e stabiliscono nuove norme di divulgazione, con le aziende che devono riferire su base annuale sul rispetto dei criteri verdi. La conformità ambientale dovrà essere verificata da revisori esterni al fine di prevenire il “greenwashing” e garantire che l’ambìto marchio di investimento ecologico dell’UE non venga assegnato ingiustamente sulla base di false promesse. L’obiettivo generale è accelerare la transizione verso le basse emissioni di carbonio e eliminare gradualmente il carbone, che è il combustibile fossile più inquinante, ha sottolineato la Commissione.

McGuinness: limiti chiari

“Sappiamo che dobbiamo allontanarci da fonti energetiche particolarmente dannose come il carbone, che ancora oggi rappresenta il 15% della produzione di elettricità in Europa”, ha affermato Mairead McGuness, commissario europeo per i Servizi finanziari. “Oggi spieghiamo come gas e nucleare potrebbero dare un contributo nella difficile transizione verso la neutralità climatica”, ha aggiunto, insistendo sul fatto che entrambe le fonti di energia sono “soggette a limiti chiari e periodi di eliminazione graduale” nell’ambito della proposta di tassonomia.

La proposta è politicamente delicata, con la Francia che fa pressione sulla Commissione affinché includa il nucleare nelle regole della finanza verde dell’UE e la Germania che fa richieste dettagliate sul gas per riflettere le richieste della sua industria affamata di energia. Austria e Lussemburgo, al contrario, hanno minacciato di citare in giudizio la Commissione per aver aggiunto nucleare e gas alla lista degli investimenti verdi dell’UE. “Valuteremo ulteriori misure legali insieme all’Austria”, ha reagito su Twitter il ministro dell’energia del Lussemburgo Claude Turmes , facendo eco ai precedenti avvertimenti del ministro del clima austriaco Leonore Gewessler.

Criteri per il gas

La proposta sulla tassonomia si basa su una bozza che la Commissione europea ha distribuito agli Stati membri dell’UE per la consultazione il 31 dicembre e che è stata ampiamente divulgata ai media. Nel caso del gas, i nuovi impianti devono sostituire una centrale a carbone esistente ed essere costruiti entro il 31 dicembre 2030 per ottenere il marchio verde dell’UE.

I nuovi impianti di gas devono inoltre essere progettati per funzionare al 100% con combustibili rinnovabili o a basse emissioni di carbonio entro il 31 dicembre 2035 e contribuire a “una riduzione delle emissioni di almeno il 55%” nel corso della loro vita. Le emissioni dirette devono essere inferiori a 270 g CO2e/kWh e non devono superare una media di 550 kgCO2e/kW in 20 anni.

Tuttavia, sono state introdotte modifiche anche rispetto alla precedente bozza della Commissione, che richiedeva tassi di miscelazione dei gas decarbonizzati del 30% entro il 2026 e del 55% entro il 2030. Tali requisiti sono stati eliminati, riflettendo le richieste della Germania, che ha affermato che gli obiettivi intermedi “non erano realisticamente realizzabili” . L’obiettivo del 2035 rimane invariato.

Criteri per il nucleare

Nel caso del nucleare, i nuovi impianti devono ottenere un permesso di costruzione prima del 2045 e mostrare piani dettagliati per disporre di un impianto di smaltimento entro il 2050 per i rifiuti radioattivi ad alta attività.

Ciò ha causato indignazione tra gli attivisti antinucleari che hanno affermato che erano basati su promesse che non saranno verificabili fino alla metà del secolo.

Ma la Commissione ha respinto queste preoccupazioni, dicendo che l’impegno dovrà essere preso formalmente dai governi nazionali dell’UE. “Questa cosiddetta promessa di avere un impianto di smaltimento dei rifiuti di alto livello entro il 2050 è in realtà sotto forma di un documento approvato a livello di stato membro e presentato alla Commissione” ai sensi della direttiva sulla gestione dei rifiuti radioattivi, ha spiegato un funzionario dell’UE.

Combustibili resistenti agli incidenti

L’unico cambiamento significativo riguarda il combustibile nucleare resistente agli incidenti, che secondo la proposta deve essere disponibile “dal 2025” affinché i progetti nucleari vincano l’ambito marchio di investimento verde dell’UE. I combustibili resistenti agli incidenti sono solo in fase di ricerca, secondo il gruppo di lobby europea dell’energia nucleare Foratom, che ha affermato che i criteri sarebbero “inaccettabili” se implementati senza indugio.

Alla fine, la Commissione ha concesso all’industria fino al 2025 per disporre di combustibili resistenti agli incidenti invece di richiederli immediatamente. Secondo la proposta di tassonomia, la tecnologia dovrà essere “certificata e approvata dall’autorità nazionale di sicurezza” per essere qualificata.

“Questi criteri si riveleranno molto impegnativi”, ha affermato Yves Desbazeille, direttore generale di Foratom. “Ad esempio, i combustibili resistenti agli incidenti sono ancora in fase di test e quindi non saranno disponibili in commercio (né certificati e approvati) entro il 2025, rendendo impossibile per i progetti soddisfare questi criteri”, ha affermato in una nota.

Le reazioni

Tra le prime reazioni, quella contraria degli ambasciatori del Patto europeo per il clima della Commissione europea: già lo scorso 20 gennaio, e sulla base della prima bozza diffusa il 31 dicembre, in 29 (di una dozzina di Stati membri, soprattutto italiani e tedeschi) abbiamo inviato una lettera aperta a Von der Leyen, Timmermans e McGuinness chiedendo il ritiro di quella bozza di tassonomia che, di fatto, stride fortemente con i princìpi stessi del Green Deal europeo e del Patto europeo per il clima.

Molti europarlamentari si sono infuriati per i contenuti dell’atto delegato e per le modalità attraverso le quali la Commissione ha portato avanti la questione.

In Italia la variegata maggioranza di governo, intanto, si è spaccata: dopo la decisione della Commissione europea di includere nucleare e gas nell’elenco delle forme di approvvigionamento energetico sostenibili, Pd, M5s e Leu fanno quadrato contro una decisione ritenuta inaccettabile mentre Lega e Forza Italia avallano la scelta.

Gli attivisti ambientali sono rimasti delusi dalla proposta di tassonomia della Commissione e tutte le organizzazioni ambientaliste sono su piede di guerra.

“La tassonomia dell’UE è stata concepita come uno strumento fondamentale per allineare i flussi finanziari all’accordo di Parigi. Invece, l’Europa sta minando la sua leadership climatica e abbassando gli standard nell’UE e oltre”, ha affermato Laurence Tubiana, CEO della European Climate Foundation.

“Etichettare il gas come ‘verde’ è greenwashing. Il settore finanziario ha bisogno di chiarezza: questo debole compromesso sul gas mina tutte le ambizioni dell’UE per la tassonomia e porterà gli investitori a cercare criteri scientifici più affidabili”, ha affermato.

Il WWF, l’ONG per la conservazione, ha invitato il Parlamento europeo a respingere la proposta, affermando che è il risultato di un’alleanza tra Stati membri dell’UE pro-nucleare e pro-gas guidati dalla Francia.

“La Commissione Europea ha permesso ai governi europei di trascinare nel fango questa legge sulla tassonomia e questo fiasco creerà un enorme pasticcio nei mercati finanziari. Scientificamente parlando, questa legge è una frode, che deve essere respinta per proteggere la credibilità dell’intera tassonomia dell’UE”, ha affermato Sebastien Godinot, Senior Economist presso l’Ufficio per le politiche europee del WWF.

Lo scenario: Consiglio e Parlamento europei possono bocciare l’atto delegato

Il Consiglio avrà il diritto di opporsi a maggioranza qualificata rafforzata, il che significa che almeno il 72% degli Stati membri (ovvero almeno 20 Stati membri) che rappresentano almeno il 65% della popolazione dell’Ue devono opporsi all’atto delegato.
Il Parlamento europeo può opporsi a maggioranza dei suoi membri che votano contro in plenaria (cioè almeno 353 deputati). Trascorso il periodo di esame e se nessuno dei colegislatori si oppone, l’atto delegato complementare entrerà in vigore e si applicherà a partire dal 1° gennaio 2023.
A questo punto, gli eurodeputati devono mobilitarsi: tra verdi e sinistra si arriverebbe a 256 voti; nel PPE molti tedeschi sarebbero contrari. L’atto delegato va bocciato, per tutte queste ragioni, di opportunità, di scienza e di coerenza con gli stessi princìpi e propositi del Green Deal europeo.

 

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