Recovery Plan, ecco il Piano di Draghi: 191,5 miliardi dal #NextGenerationEU, 30 dallo scostamento di Bilancio

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Sul filo del 30 aprile, oggi in Consiglio dei ministri il Recovery Plan italiano che Mario Draghi presenterà alle Camere il 26 e 27 prossimi. Poi sarà inviato all’Unione Europea nel pieno rispetto della scadenza fissata da Bruxelles.

Come è cambiato il Piano

Numeri e progetti sono stati rivisti e modificati, rispetto alla prima versione del Piano che il precedente governo Conte presentò il 12 gennaio scorso: da 223,91 a 221,5 miliardi, ma in modo molto diverso. I primi, infatti, erano ottenuti sommando ai 210,91 miliardi complessivi del Next Generation EU (NGEU) i 13 del ReactEU che invece ne è parte componente. Quelli del governo Draghi, invece, sono 191,5 miliardi dei fondi europei veri e propri del NGEU, oltre 30 miliardi di risorse nazionali che Draghi ha drenato con uno scostamento del Bilancio dello Stato.

I fondi europei sono passati dagli iniziai 209 miliardi agli attuali 191, in seguito all’approvazione del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo scorso 10 febbraio, così come annunciato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, nella sua audizione alle Camere, l’8 marzo.

Nella versione Conte erano di fatto duplicati 13 miliardi da quelli stanziati inizialmente da Bruxelles; Draghi ha fatto una variazione del Bilancio dello Stato per trovare 30 miliardi a compensazione del taglio dei fondi europei. Il totale è 12 miliardi in più di quelli che l’Europa aveva previsto.

I numeri

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) prevede, dunque, 191,5 miliardi coperti con il NextGenerationEU: 138,5 per nuovi progetti e 53 per sostituire coperture di progetti già in essere. Si aggiungono 30,04 miliardi del Fondo complementare finanziato dallo scostamento del Bilancio italiano in cui confluiranno i progetti “esclusi” dal Piano.

Next generation Italia

Quanto alla composizione del Piano finanziato dai fondi europei, è stata confermata la struttura in 6 missioni (e 16 componenti) con la seguente ripartizione dei complessivi 191,5 miliardi:

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 42,55 miliardi (erano 46,30 nella versione precedente), di cui 38,25 per nuovi progetti;
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica: 57 (69,80) di cui 34,6 per nuovi progetti;
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile: 25,33 (31,98), di cui 14,13 per nuovi progetti;
  4. Istruzione e ricerca: 31,88 (28,49), di cui 24,1 miliardi per nuovi progetti;
  5. Inclusione e coesione: 19,12 (27,62), di cui 14,81 per nuovi progetti;
  6. Salute: 15,63 (19,72), di cui 12,65 per nuovi progetti.
Fondo complementare

Si aggiungono i 30 miliardi del Fondo complementare che assegna rispettivamente alle 6 missioni, i seguenti ulteriori fondi:

  1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 6,13 miliardi;
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica: 11,65 miliardi;
  3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile: 6,12 miliardi;
  4. Istruzione e ricerca: 0 (aumentati i fondi europei);
  5. Inclusione e coesione: 3,25;
  6. Salute: 2,89.

Metodo e sviluppo

Come hanno chiesto tutti i partiti della maggioranza, i due fondi dovrebbero avere stesse procedure semplificate, con obiettivi intermedi e finali. Le risorse nazionali non avranno obbligo di rendicontazione a Bruxelles e in alcuni casi potranno essere spese oltre il 2026. Il monitoraggio complessivo sarà consultabile su un sito internet dedicato.

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