Agenda 2030, Obiettivo 13

L’Agenda 2030 dell’Onu e l’Obiettivo 13: combattere il cambiamento climatico

Ambiente
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L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Si compone di 17 Obiettivi per lo Sviluppo SostenibileSustainable Development Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere sino alla fine del terzo decennio del 2000: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030, ormai solo altri 9 anni.

Tra i 17, l’Obiettivo 13 è relativo all’adozione di misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze”.

Tre sotto-obiettivi

Per fare questo, l’Onu ha previsto tre sotto obiettivi:

  1. Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi;
  2. Integrare nelle politiche, nelle strategie e nei piani nazionali le misure di contrasto ai cambiamenti climatici;
  3. Migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale riguardo ai cambiamenti climatici in materia di mitigazione, adattamento, riduzione dell’impatto e di allerta precoce.

Gli impegni dei 193 Paesi

A loro supporto e come strumento operativo, i 193 Paesi dell’Onu avrebbero anche dovuto dare attuazione all’impegno assunto nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici per raggiungere l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 congiuntamente da tutte le fonti, per affrontare le esigenze dei paesi in via di sviluppo nel contesto delle azioni di mitigazione significative e della trasparenza circa l’attuazione e la piena operatività del “Green Climate Fund” attraverso la sua capitalizzazione nel più breve tempo possibile

Inoltre, promuovere meccanismi per aumentare la capacità di una efficace pianificazione e gestione connesse al cambiamento climatico nei paesi meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo concentrandosi, tra l’altro, sulle donne, i giovani e le comunità locali ed emarginate.

Quanto al primo punto, sappiamo oggi che l’impegno non è stato rispettato, ed è stato uno dei punti più controversi delle diverse Conferenze delle Parti (COP) dell’Onu che si sono succedute da Parigi 2015 (COP21) fino all’ultima di Glasgow, lo scorso novembre (COP 26).

L’Agenda 2030, l’Obiettivo 13 e la crisi ambientale

La principale e più urgente crisi ambientale è il cambiamento climatico. All’atto dell’approvazione dell’Agenda 2030 da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU (settembre 2015), il negoziato climatico multilaterale era in divenire. Per questa ragione l’obiettivo 13 non ha definito con precisione i target climatici, lasciando che fosse la Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici (COP21) a stabilire tempi, modi e obiettivi. Con l’Accordo di Parigi di dicembre 2015 (parte integrante dell’Agenda 2030), si è stabilito di

contenere l’incremento della temperatura media globale molto al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, perseguendo tutti gli sforzi per limitarlo a 1,5°C.

Si ridurrebbero così i rischi e gli impatti del cambiamento climatico e si potrebbe raggiungere la neutralità carbonica (emissioni uguali agli assorbimenti) nella seconda metà del XXI secolo. Per questo saranno necessari profondi cambiamenti del modello di sviluppo globale e dei singoli Paesi, una rapida avanzata della green economy e una drastica riduzione del consumo di combustibili fossili.

Da Parigi a Glasgow e oltre

Da allora, sono passati sei lunghi anni. Parigi aveva lasciato a sua volta spazio per definire molti strumenti che, nonostante diverse critiche, alcune giustificate altre meno, la COP26 di Glasgow ha definito e buoni passi avanti sono stati fatti. Ovviamente non basta e non basterà.

Ma tutto è migliorabile e, anche se il Pianeta non sta messo benissimo, resta l’ottimismo per il futuro immediato delle politiche climatiche. Un punto su tutti: l’impegno di tutti i Paesi a portare alla prossima COP27 (che si terrà in Egitto, a Sharm El-Sheikh) impegni nazionali sul cambiamento climatico (NDC) rivisti e aggiornati.

Agire subito

L’unica certezza è che non c’è più tempo per le chiacchiere, servono azioni concrete, specialmente alla luce dei recenti studi scientifici secondo cui non solo i dati sull’aumento della temperatura globale portano a scenari difficili, pessimi o catastrofici (IPCC), ma anche che rispetto agli impegni presi anche a Glasgow, l’aumento della temperatura a fine secolo sarebbe fino ai 2.7/2.9 gradi centigradi (Progetto Paris Reinforce).

Grafico: ParisReinforce

Video: World Meteorological Organization – WMO

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