Usa 2020, la grande Ocasio

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Archiviata la lunghissima fase elettorale (che durerà, per altro, ancora mesi, per via dei ricorsi) delle elezioni presidenziali #Usa2020 e che hanno rinnovato Congresso e Senato, il mondo tira finalmente un sospiro di sollievo, dopo l’elezione di Joe Biden a presidente e di Kamala Harris a vice, prima donna, prima nera asiatica, nella storia a ricoprire questo ruolo. Ma non ci soffermeremo sul duo che guiderà la Casa Bianca per i prossimi 4 anni.

Il motivo di riflessione è, per noi, infatti un altro: ovvero la grande occasione che ha oggi il partito democratico Usa di diventare se stesso, ancora una volta: un grande partito progressista di massa. E come tale sarebbe da guida per il progressismo mondiale.

Non è solo un auspicio, questo, ma una reale possibilità che ha oggi il Big Blue della politica Usa. Col rinnovo dei parlamentari, infatti, è stata rinnovata la rielezione, con maggiore forza rispetto al 2016 della cosidetta Squad, la squadra progressista delle 4 deputate capitanate da Alexandria Ocasio-Cortez, del 14mo distretto di New York (il Queens), Ilham Omar dal Minnesota, Ayanna Pressley (Massachusetts) e Rashida Tlaib (Michigan).

Ora che il partito democratico guiderà di nuovo l’amministrazione Usa, infatti, se da una parte non si potrà che per forza di cose fare meglio dell’ultima amministrazione Usa, quasi  sul filo del nazismo, con il pessimo Trump finalmente estromesso (seppur ancora alla guida per l’ordinario), dall’altra parte ci sarà una sorta di convergenza verso il “centro” politico che per chi scrive è un luogo politico del tutto leggendario e inesistente; verso posizioni moderate che non possano spaventare troppo l’altra metà repubblicana del Paese. E invece.

E invece serviranno posizioni radicali, per riportare sull’asse giusto del mondo statunitense e tutto, tutto quanto il primitivo Trump abbia avuto la responsabilità di spargere a piene mani non solo negli States ma dovunque nel mondo i semi dell’odio verso la cultura e la cultura del diverso, dell’altro: guerre di razza, di religione, di genere, di qualsiasi tipo utili a soffiare sulla paura e sull’odio e a erigere muri per tenere fuori da se stessi qualsiasi novità o elemento ritenuto estraneo, a torto.

Posizioni radicali che hanno premiato la Ocasio-Cortez (che aveva appoggiato già Bernie Sanders nelle primarie democratiche del 2016) con una rielezione nel Queens newyorchese con il 70% dei suffragi ed essere dichiarata eletta dopo un’ora dalla chiusura dei seggi; nonostante i repubblicani avessero raccolto quasi 10 milioni di dollari per impedirne la rielezione: troppo radicale, troppo netta la sua visione della politica e del mondo. E invece la giovane deputata ne ha raccolti 14 milioni di dollari ed è stata non rieletta ma stra-rieletta, a furor di popolo, letteralmente.

Le sue e le loro posizioni, insieme ad altri nuovi arrivi (Jamaal Bowman e Mondaire Jones: New York; Cori Bush: Missouri; Marie Newman: Illinois) saranno determinanti per spostare l’asse interno del partito su posizioni realmente progressiste, decise a dare battaglia per far passare l’agenda incentrata su Green New Deal, assistenza sanitaria e lotta a disuguaglianze e razzismo.

Insomma, se tutto questo riuscirà alla più giovane deputata, e ai suoi compagni di squadra, non solo ne gioverà il partito democratico, spesso troppo sbiadito e troppo morbido nella storia recente; ne gioverà la politica interna e internazionale degli States e -in definitiva- l’intero progressismo mondiale.

Questi anni, infatti, hanno dimostrato che la radicalità delle posizioni non solo sia possibile ma premiata e premiante: la politica è prendere posizione sulle cose, quella partitica ancora di più: è essere e prendere parte. Il mondo di oggi non è più per il galleggiare sui sondaggi, ma per anticipare le scelte e governare il futuro.

Per questo, per tutte queste ragioni, le elezioni Usa 2020 rappresenteranno una grande occasione: una grande Ocasio appunto, per tutti.

 

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