Un governo di unità razionale

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Come si temeva, la maionese è impazzita e siamo tuttora in piena crisi di governo. Anzi, tre settimane dopo il voto di fiducia al Conte bis in Senato, per essere precisi, senza governo. Al Conte bis non è seguito un Conte ter, ma un Conte senza l’oste, verrebbe da dire.

E, dagli e dagli, dopo mesi e mesi che volava nel cielo sopra Palazzo Chigi, alla fine è arrivato Mario Draghi, l’ex presidente della BCE. Passando quindi dal whatever it takes (tutto il necessario) per salvare l’euro in piena tempesta monetaria internazionale, al whatever it takes per salvare il Recovery Plan italiano. E via alla sarabanda del governo tecnico, dell’unità nazionale, della salvezza e via cianciando. Senza riflettere sul fatto che Draghi sia il più politico tra i tecnici, visto che non si governa l’euro senza essere un ottimo tecnico, sì; ma soprattutto un buon politico.

E con lui, specialmente nelle ultime ore, si sta disegnando uno scenario politico quasi senza precedenti nella storia repubblicana nel quale, secondo quanto si va delineando, saranno dentro una maggioranza blob tutti meno Fratelli d’Italia.

Partendo dalla destra dell’arco costituzionale e molto in sintesi:

Fratelli d’Italia sarà chi beneficerà in termini di consenso elettorale  con una posizione di no secco a tutto (tranne il voto anticipato, che non arriverà). D’altra parte massimo risultato col minimo sforzo, visto che -dentro o fuori- l’apporto in termini di idee e contenuti sarebbe comunque nullo, al di là delle urla della Meloni.

I voti continueranno ad essere sottratti all’altro nulla cosmico della Lega-Salvini. Il quale, con un carpiato difficoltà 4.0, è passato nel tempo di un mojito dal “sovranismo” antieuropeista più becero al proporsi come forza di maggiorata (più che di maggioranza, visto che staranno pare tutti insieme appassionatamente), appoggiando l’ex presidente della BCE verso cui si è scagliato più e più volte negli anni, come uno dei simboli dell’Europa megera e cattiva.

Forza Italia (e fronde varie), tutto sommato ha un’occasione per far tornare a galla se stessa e il proprio proprietario Berlusconi in vista -hai visto mai- di una sua presidenza (della Repubblica) di unità nazionale. Assai improbabile, invero, visto il prossimo governo Draghi. Ma nell’Italia contemporanea nulla stupisce più, ormai.

Il Movimento 5 stelle, da tempo allo sbando (e allo sbanco) e in cerca di un leader che non sarà né l’incantevole Crimi, né l’inesistente Di Maio, né tanto meno il turista per sempre Di Battista. Quanto a Grillo, continua a dettare in qualche modo la linea, seppur a fatica. Non resta che l’ex bispresidente del Consiglio, Conte, che si è di fatto lanciato nell’agone politico. Evidentemente prendendoci gusto, come è stato chiarissimo da 18 mesi in qua (specialmente gli ultimi 12). E che, se da una parte si propone come futuro leader stellato (dalle 27 europee alle 5 italiane è stato un attimo), dall’altro potrebbe rientrare dalla finestra nel governo, come ministro. Fantapolitica? chissà, vedremo a ore.

Italia rediViva, continua a galleggiare forte del suo 2% stimato e soprattutto dell’ego della bilancia del novello stil Ghigno di Trucco, Renzi. Di professione premier killer, come sua abitudine di sempre, compreso se stesso.

Restano LeU e PD. I primi, a causa di una quasi irrilevanza numerica, continuano a barcamenarsi cercando di fare quel che possono, anche a livello di proposte politiche ma senza averne la reale forza. Puntando sul lavoro espresso da Speranza, come ministro pandemia. Ma soprattutto, dalle ultime politiche ad oggi quanto meno, a rimorchio di un PD altalenante e a rincorsa del contingente, molto più che in passato, guidato dall’evanescente Zingaretti e dei suoi giovani vecchi, da Orlando (possibile di nuovo ministro Giustizia) a Serracchiani. Ma senza mai una linea politica netta e riconoscibile.

Insomma, non resta che confidare nel pragmatismo di Draghi e nella lucidità del presidente Mattarella.

Come si vede, un quadro che definire ridicolo e insensato è un eufemismo. Tutti pronti ad affermare tutto e il suo contrario, pur di essere della partita nella gestione dei 210 miliardi del Next Generation EU che Bruxelles ci ha riservato.

Uno scenario politico di una pochezza come poche nella vita repubblicana, senz’altro specchio dei tempi, del resto. E vista la mancanza di idee e di posizioni chiare e univoche, più che altro servirebbe un governo di unità razionale.

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