Solastalgia e lockdown: nostalgia per l’ambiente come non è piú

Culture
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L’abbiamo vissuta forse tutti, a partire dall’inizio dello scorso anno, l’abbiamo avvertita forse tutti. Durante i lunghi, a tratti lunghissimi lockdown dovuti alla pandemia. E tutti ci auguriamo che non si ripeteranno mai più.

Di cosa si tratta? Della solastalgia, ovvero la nostalgia per l’ambiente come non è piú. E’ una parola coniata dal filosofo Glenn Albrecht. Possiamo declinarla oggi in uno scenario specifico, il mondo pandemico del Coronavirus: una persona cammina per strade familiari, vive nei luoghi che ha imparato a conoscere negli anni e, all’improvviso, questi gli vengono sottratti: vengono chiusi i parchi, gli asili, i bar e così via. È lo stesso mondo, eppure non lo è piú. Ed é un mondo da cui siamo già stati rimossi e che sperimentiamo con un rinnovato senso di impotenza. C’è stata della “solastalgia” nei nostri lockdown?

Risponde a questa domanda Panu Pihkala, quarantaduenne professore associato di teologia ambientale presso la Facoltá di Teologia dell’Universitá di Helsinki. La sua ricerca interdisciplinare tratta di psicologia e di spiritualitá in temi legati ai cambiamenti climatici e alle problematiche ambientali.

Secondo il professore, ci sono certamente somiglianze tra i sentimenti evocati dal lockdown del Coronavirus e quelli evocati dal cambiamento ecologico. Ad esempio, c’è l’impotenza citata e molti tipi di dolore.

La parola “solastalgia” viene applicata prima di tutto ai cambiamenti nell’ambiente fisico, che poi causano impatti psicologici. Questo è il motivo per cui preferirei utilizzare principalmente altre parole per l’impatto emotivo del lockdown, come dolore e ansia.

L’ansia cresce nell’incertezza, e ce n’è molta in questo momento. D’altra parte, è vero che la crisi del Coronavirus può causare cambiamenti a lungo termine anche a livello fisico e ambientale. Vedremo attivitá commerciali e teatri chiusi, o in bancarotta. L’ambiente urbano come lo conosciamo sarà un po’ diverso. Alcuni ricercatori hanno studiato la “solastalgia urbana”, scaturita ad esempio, dalla perdita dei quartieri tradizionali.

Qui, l’intervista integrale.

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