guerra del pesce

Riduzione degli stock ittici, entro il 2100 rischio di nuovi conflitti

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Di pesca, pesce, cambiamenti e conflitti futuri. Il 22 luglio scorso la temperatura della superficie del mare ha mostrato un’anomalia fino a +5° lungo le coste della Francia e dell’Italia: l’effetto è stato documentato dal servizio di monitoraggio dell’ambiente marino del sistema satellitare Copernicus (Cmems). L’anno scorso, nonostante fosse in corso La Niña, un evento ricorrente che raffredda le acque del Pacifico, si è registrato un record di calore nei primi duemila metri della colonna d’acqua di tutti gli oceani del mondo. Il cambiamento climatico sta influenzando la pesca, compromettendo il futuro di milioni di persone che dipendono da questa preziosa risorsa. Studi recenti hanno osservato cambiamenti fondamentali nella biogeochimica degli oceani, tra cui l’aumento delle temperature della superficie e del fondale del mare, mutamenti nella produzione primaria, ossia la quantità totale di materia organica prodotta attraverso la fotosintesi, riduzione del pH, diminuzione dei livelli di ossigeno nel sottosuolo delle acque costiere. La maggior parte di questi disturbi causati dall’azione umana sull’ambiente marino è legata alle emissioni di combustibili fossili e all’uso di fertilizzanti, che si prevede aumenterà negli anni a venire, ponendo ulteriori pressioni all’ecosistema marino.

In guerra per il pesce

Già nel 2050 queste pressioni porterebbero a una riduzione degli stock ittici del 40% nelle aree tropicali e a una variazione nella loro distribuzione: è quanto evidenziato dalla ricerca “Timing and magnitude of climate-driven range shifts in transboundary fish stocks challenge their management” pubblicata sulla rivista Global Change Biology, secondo cui entro il 2100, i cambiamenti climatici sposteranno la distribuzione degli stock ittici condivisi tra le Zone economiche esclusive (Zee) dei Paesi vicini, ossia quelle vaste aree in cui ciascuno Stato costiero esercita la giurisdizione in materia di impianti e strutture, ricerca scientifica marina, protezione e preservazione dell’ambiente marino. Lo studio dimostra che, entro il 2030il 23% delle risorse ittiche non vivrà più nel proprio habitat storico, e il 78% delle Zee sarà interessato dallo spostamento di almeno una risorsa ittica. Entro la fine di questo secolo, le proiezioni mostrano che il 45% delle risorse migrerà, coinvolgendo l’81% delle Zee.

Fonte: Futura Network

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