L’impatto del clima cambierà la vita delle città italiane

Ambiente
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Paola Mercogliano, ricercatrice della Fondazione Cmcc, al Green&Blue summit: “I fondi per l’adattamento al clima cominciano ad esserci. Sbagliare ora significa mettere a rischio un territorio già fragile”.

“Il Mediterraneo è una zona particolarmente sensibile, le nostre Alpi sono già in sofferenza. Un aumento di 1,5°C a livello mondiale potrebbe avere per l’Italia impatti molto importanti”. Lo ha detto Paola Mercogliano, responsabile della Divisione modelli regionali e impatti geo-idrologici dalla fondazione Centro euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), intervenendo lo scorso 16 novembre al Green&Blue open summit organizzato dal gruppo Gedi. “Il nostro Paese ha una serie di microclimi. Un grado di temperatura in più fa la differenza e distrugge molti ecosistemi. Non ce lo possiamo permettere”, ha aggiunto la climatologa.

Mercogliano ha mostrato il trend di temperatura media annuale in Italia sul periodo 1989-2020: “Dal 2014 registriamo delle anomalie positive, gli anni sono sempre più caldi. Questo si osserva in particolare nelle città di Napoli, Bologna, Milano e Roma. Sulle precipitazioni il quadro è più complesso: il clima del Sud è profondamente diverso dal clima alpino. Ciò evidenzia una complessità che può essere osservata solo con strumenti locali, che sono quelli con cui lavoriamo. In alcune zone dell’Italia, nel periodo da novembre a marzo, già misuriamo un aumento dei massimi di precipitazione”.

Prevenire e ridurre il rischio climatico attraverso misure di adattamento

Negli scenari peggiori legati al cambiamento climatico, ha proseguito Mercogliano, la variazione della temperatura in Italia potrà raggiungere, dopo il 2050, i 5,5°C: una realtà che sarebbe “catastrofica”. Da qui l’importanza di prevenire e ridurre il rischio climatico attraverso misure di adattamento, il che “non significa solo mettere un Comune in sicurezza rispetto agli allagamenti, ma è una trasformazione che comporterà costi e soprattutto benefici. Ricordo che uno studio inglese pubblicato due anni fa diceva che per ogni euro speso per l’adattamento se ne risparmiano cinque. È importante che le persone, le società si uniscano e decidano, per esempio, se c’è poca acqua dove utilizzarla. Non sono scelte rinviabili: i fondi per l’adattamento cominciano ad esserci ma non vanno sprecati. Sbagliare ora vuol dire mettere ancora più a rischio un territorio già fragile come quello italiano”.

Fonte: Futura Network, ASviS

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