Italia, ecco la Carta nazionale per il deposito nucleare (da costruire)

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Il Governo ha desecretato (dopo 5 anni) e pubblicato la Carta nazionale delle aree più idonee (Cnapi) alla costruzione di depositi di scorie nucleari.

E’ la carta delle 67 zone tra le quali sarà scelta quella dove sarà costruito il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, oggi distribuiti tra Piemonte e Sicilia in una ventina di depositi locali.

Tra queste, 23 zone classificate ottime (11, verde smeraldo) e buone (12, verde chiaro):

  • 2 aree in provincia di Torino e 6 in provincia di Alessandria;
  • 1 in provincia di Siena e 1 in provincia di Grosseto;
  • 7 in provincia di Viterbo;
  • 1 in provincia di Bari, 2 tra le province di Bari e Matera, 1 in provincia di Matera e altre 2 tra quelle di Matera e Taranto.

Da molti anni il Governo pianifica la realizzazione di un deposito nazionale temporaneo ad alta sicurezza in cui riunire i materiali radioattivi meno pericolosi che l’Italia continua a produrre.

I criteri di selezione dei luoghi

I criteri di selezione furono dettati nel 2014 dall’Ispra:

  • dovranno essere luoghi poco abitati, con una sismicità modesta, senza vulcani né rischi di frane e alluvioni;
  • non a quote troppo elevate (non oltre i 700 metri sul livello del mare), non su pendenze eccessive; non troppo vicine al mare;
  • non molto vicine a autostrade e ferrovie, ma abbastanza vicine ad autostrade e ferrovie per poter essere raggiunte comodamente dai carichi di materiale da stoccarvi.
Le scorie da depositare

Il deposito nazionale riguarderà i rifiuti radioattivi a media e bassa attività, quelli che si producono ogni giorno: reagenti farmaceutici, mezzi radiodiagnostici degli ospedali e terapie nucleari, radiografie industriali, guanti e le tute dei tecnici ospedalieri, controlli micrometrici di spessore delle laminazioni siderurgiche, il torio luminescente dei vecchi quadranti degli orologi. I parafulmini e i rilevatori di fumo che lampeggiano sul soffitto di cabine di nave e camere d’albergo contengono americio radioattivo.

In Italia attualmente sono conservate 31mila metri cubi di scorie irraggiate. Da una stima, si calcola che tra cinquant’anni ce ne saranno 75-80mila.

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