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Immagini Madonna Lgbt, in tre a processo in Polonia

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A Plock, in Polonia, comincia il processo a carico di tre attiviste cinquantenni, accusate di «profanazione religiosa».

Nella primavera del 2019 le tre attiviste avevano distribuito delle immaginette della Vergine Nera di Częstochowa (raffigurante la Madonna col Bambino), la cui aureola originariamente dorata aveva assunto i colori della bandiera arcobaleno: gesto di protesta contro la chiusura mentale della comunità locale.

Sono oggi accusate di oltraggio al sentimento religioso e rischiano fino a due anni di reclusione.

Le proteste

Le manifestazioni di giovani e attivisti polacchi sono iniziate settimane fa dopo la decisione della Corte costituzionale di Varsavia che ha reso illegale l’aborto in caso di malformazione e malattia irreversibile del feto. Nei fine settimana successivi alla sentenza, gruppi di femministe furiose per l’inasprimento della già restrittiva legge polacca sull’interruzione della gravidanza hanno organizzato sit-in all’interno o di fronte alle chiese durante le funzioni religiose della domenica. Pochi giorni fa il Governo ultra-conservatore di Varsavia ha mandato segnali di distensione per placare le proteste, ma la repressione nelle piazze non si è mai fermata.

La repressione

La 51enne Elzbieta ha denunciato più volte alla stampa la repressione delle autorità. La polizia mesi fa ha fatto irruzione a casa sua alla ricerca dell’immagine ritenuta offensiva che raffigura un dipinto della Vergine Maria con l’aureola arcobaleno. Le autorità hanno sequestrato le foto, le hanno confiscato il computer, il cellulare e le schede di memoria contenenti dati personali. Il ministro dell’Interno polacco Joachim Brudzinski ha elogiato la polizia per la loro “azione efficiente” nell’identificarla. “Nessun capriccio di libertà”, ha scritto il ministro su Twitter, “dà a nessuno il diritto di offendere i sentimenti dei credenti”.

La battaglia per la liberazione

A difesa delle tre donne si sono già schierate oltre 140.000 persone firmatarie di un appello per la liberazione al quale hanno aderito anche Amnesty International e diverse altre importanti organizzazioni per i diritti umani. “Il caso contro di loro non è l’unico, ma è un esempio delle ripetute violenze affrontate da attivisti e difensori dei diritti umani, semplicemente per aver portato avanti un attivismo pacifico in Polonia”, si legge in una dichiarazione di Amnesty International. “Elzbieta, Anna e Joanna si sono opposte all’odio e alla discriminazione e da anni lottano per una Polonia giusta ed uguale. Meritano di essere lodate e non portate in tribunale per il loro attivismo”, conclude la nota di Amnesty.

Secondo una ricerca pubblicata a maggio dalla ONG “ILGA-Europe” la Polonia sarebbe il peggior Paese dell’Unione Europea per quanto riguarda la tutela legislativa e l’accettazione sociale dei diritti del mondo omo e transessuale.

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