Draghi, McKinsey, Recovery Plan e Informazione che non fa più il suo lavoro

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E’ a dir poco paradossale, quanto accaduto nelle ultime 24/36 ore sulla consulenza che il governo Draghi e -per esso- il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha affidato al gigante Usa della consulenza, McKinsey, in merito al Recovery Plan italiano.

Una ridda di voci partite da Radio Popolare, riprese in particolare da un tweet di Fabrizio Barca e rilanciate poi dal segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, hanno iniziato a lanciare un allarme (g)rosso circa l’affidamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza nelle mani degli statunitensi, che avrebbero tutto in mano, informazioni e dati rilevanti, dello Stato italiano.

Nella giornata di ieri, per questo, è uscita una nota ufficiale da parte dello stesso MEF, a precisare e calmare le Erinni scatenate a soffiare sul fuoco dello scandalismo nell’era social. Bene, uno pensa, tutto a posto quindi? Macché. La stampa di oggi rilancia tutti gli allarmati interrogativi in merito.

Peccato, però, che nessuno abbia focalizzato su due passaggi rilevanti della nota del Ministero:

  1. La governance del Pnrr italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del Mef che si avvalgono di personale interno degli uffici. […] McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l’Amministrazione nell’ambito di contratti attivi da tempo e su diversi progetti in corso, non è coinvolta nella definizione dei progetti del Pnrr. Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia.

Quindi tutte le principali preoccupazioni delle dubbiose furie scatenate, avrebbero dovuto cessare, leggendo queste parole, vergate nero su bianco dalla fonte ufficiale. Certo però i complotti sono sempre golosi per fare facili like (sui social) e click (sugli articoli).

Come non bastasse, però, e forse ancora più rilevante a dare spiegazioni e ragioni più che sufficienti di questa consulenza:

2.”L’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del Pnrr. In particolare, l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano.

Possono questioni di opportunità nell’accesso di informazioni strategiche dello Stato? Sì. C’è il rischio che la società di consulenza possa avvantaggiarsene in qualche modo nel futuro? Sì.

Ma, al di là del fatto che generalmente in questi casi ci sono accordi contrattuali di riservatezza, il punto è uno solo ed è un altro: per quale motivo questi puristi della buona politica e della elevata pubblica amministrazione non si sono scagliati sui ritardi che il precedente governo Conte ha accumulato sull’elaborazione del piano? sui segreti, di fatto, con i quali sia stato redatto e in modo raffazzonato e diffuso solo i primi di gennaio?

O forse nessuno di loro sapeva e sa che per ottenere i circa 210 miliardi di euro accordati all’Italia da Bruxelles c’erano delle scadenze precise, già note da metà della primavera del 2020, che prevedevano la presentazione a Bruxelles di una prima bozza a metà ottobre scorso (poi rinviata per i problemi degli accordi sul bilancio UE), un quadro generale a metà gennaio e -soprattutto- la scadenza del piano definitivo, con progetti operativi, linee di azione ed interventi precisi, tempistiche e ricadute economiche degli investimenti al 30 aprile? Ossia tra 54 giorni da oggi?

Quindi, ammesso che:

-Barca, teorico del dopo, mai del prima, non lo sapesse (e ci riesce difficile pensarlo);

-Fratoianni non lo sapesse (e ci potrebbe pure stare, se però non fosse deputato della Repubblica, oltre che segretario di una delle gambe di LeU, cioè della maggioranza che sosteneva il governo uscente, cui avrebbe tranquillamente potuto chiedere conto prima);

-che chi ne scrive sulla stampa rilanciando queste domande e ponendo questi interrogativi (e non è ammissibile, visto che l’informazione deve informare, prima di tutto: per informare bisogna leggere studiare e comprendere prima di rilanciare qualsiasi parola scritta od orale).

Tutto ciò ammesso, cosa non è chiaro in quello che ha risposto ufficialmente il Mef? Il senso è chiarissimo proprio. Logico, tecnico e -a monte- nell’italiano usato.

Resta solo la strumentalità della questione e di chi l’ha posta e continua a non prendere in considerazione, non solo la nota del Mef, ma quel che conta di più, i tempi ormai strettissimi e la necessità di elaborare un Piano nazionale che possa rispettare i criteri imposti e richiesti -giustamente- da Bruxelles per erogare 210 miliardi di euro. Un fiume di denaro e di fondi pubblici, come forse mai nella vita repubblicana.

Volete parlare e discutere di qualcosa? Bene, allora discutete di questo. E chiedetevi perché -piuttosto- siamo dovuti arrivare a questo.

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