supergigante rossa

Da supergigante rossa a supernova, per la prima volta in tempo reale

Scienza
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Per la prima volta un gruppo di astronomi è riuscito a osservare in tempo reale la morte di una supergigante rossa: situata nella galassia NGC 5731, a circa 120 milioni di anni luce di distanza da noi (praticamente “dietro l’angolo”, se confrontata con GRB 140419A).

Pochi momenti prima della sua esplosione in una supernova, aveva una massa 10 volte quella del nostro Sole.

L’evento ha permesso agli scienziati di scoprire molti dettagli inediti sulle modalità di questi eventi – tra i più violenti e tumultuosi che si possano verificare nell’intero universo.

Le nuove scoperte

Nello specifico, finora si credeva che i momenti di vita finali delle supergiganti rosse fossero relativamente tranquilli, invece la stella ha prodotto emissioni gassose molto forti e luminose, poi è collassata ed è bruciata. Insomma, è esplosa, a tutti gli effetti, come fanno altre tipologie di stelle. Non è detto che tutte le supergiganti rosse si comportino così, ma è a questo punto lecito ipotizzare che lo facciano almeno alcune di loro.

“Una scoperta rivoluzionaria”

Le prime avvisaglie che la stella fosse al capolinea si erano rilevate nell’estate del 2020, 130 giorni prima che si trasformasse in una supernova: tramite il telescopio Pan-STARRS dell’Istituto di Astronomia delle Hawaii, situato sul vulcano Haleakalā nell’isola di Maui, erano state identificate radiazioni molto luminose dalla stella. Poi a settembre, tramite il Low Resolution Imaging Spectrometer dell’Osservatorio W.M. Keck, situato a Maunakea, sempre nelle Hawai, i ricercatori avevano avvistato una supernova, battezzata SN 2020tlf (ne vedete una raffigurazione in apertura, e un’animazione qui di seguito), nella stessa posizione in cui una volta c’era la stella.

Il team di astronomi ha pubblicato il resoconto della ricerca sull’Astrophysic Journal lo scorso 7 gennaio: uno dei principali autori dello studio, Wynn Jacobson-Galán, ha parlato di “una scoperta rivoluzionaria nella nostra conoscenza delle attività delle stelle giganti negli ultimi momenti della loro vita”, e del fatto che “identificare eventi analoghi migliorerà in modo radicale come definiamo gli ultimi mesi dell’evoluzione stellare”.

Fonte: HDBlog

Video: Keck Observatory

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