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Covid informatico, boom di attacchi a tema

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Secondo Clusit, l’associazione degli esperti di sicurezza informatica, durante la pandemia il 14% delle minacce informatiche registrate hanno riguardato il tema del Coronavirus: 119 attacchi gravi, di cui il 20% tramite le tecniche di phishing e social engineering con oggetto Covid-19.

Secondo gli esperti, il primo semestre 2020 è maglia nera della cybersecurity: 850 attacchi noti utilizzati (+7% rispetto all’anno precedente), di cui attacchi alle infrastrutture critiche (+85%) e al settore della ricerca (+63%).

Attacchi tramite malware e tecniche multiple/Apt (Advanced persistent threat) basate comunque su malware sono stati il 45%; quelli tramite phishing e social engineering (+26% rispetto all’anno precedente) il 20%. Di questi ultimi, il 40%, ha sfruttato il tema Covid-19 e le relative incertezza e sensibilità sul tema.

Secondo Clusit, tecniche di attacco meno sofisticate (SQLi, DDoS, vulnerabilità note, account cracking, phishing e malware semplice) sono il 76% del totale. La conclusione è che possono ancora essere realizzati attacchi gravi di successo a costi molto bassi e con relativa semplicità.

Tornando al coronavirus e relativa pandemia, il Covid-19 è stato utilizzato come tema di crimini informatici, nel 72%dei casi per estorcere denaro; nel 28% per spionaggio e di guerra dell’informazione (o information warfare), ossia per assicurarsi vantaggi militari attraverso utilizzo di gestione e utilizzo dell’informazione.

Il 12% degli attacchi a tema Covid-19 (soprattutto con natura di spionaggio) ha avuto come obiettivo il settore governativo, militare e l’intelligence. Tra questi alcuni casi gravi di BEC scam (Business email compromise), compiuti nelle prime fasi concitate di approvvigionamento dei presidi di sicurezza (in particolare le mascherine), generando notevoli danni.

Come danni collaterali e aggiuntivi, oltre quelli diretti da attacchi di vario genere, Clusit sottolinea, inoltre, la diffusione di fake news, alimentando la confusione sulla pandemia.

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