Wathuti sul Loss & Damage

Clima, Loss & damage: l’appello di Elizabeth Wathuti ai potenti

Ambiente
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Sul cosiddetto meccanismo del Loss & damage, statuito per la prima volta nell’Accordo di Parigi (COP21) e rilanciato dal Patto per il clima di Glasgow (COP26), abbiamo deciso di aderire e rilanciare la campagna di Italian Climate Network, relativa alla sottoscrizione della lettera aperta di Elizabeth Wathuti, attivista kenyota per il clima, che chiede giustizia per le popolazioni più fragili e meno responsabili del cambiamento climatico, ma che ne stanno soffrendo di più, rivolta in questa fase ai due presidenti di COP26, Alok Sharma (UK) e COP27, Sameh Shoukry (Egitto), che si terrà il prossimo novembre.

Siamo tutti coinvolti

Possiamo porre fine al mondo dei profitti, dello sfruttamento, della disuguaglianza, dell’inquinamento, della distruzione e della sofferenza legati ai combustibili fossili e costruire, al loro posto, un mondo migliore.  Se vogliamo garantire un futuro vivibile e un mondo migliore per tutti – un mondo di giustizia, salute, speranza e rispetto per la vita – dobbiamo agire per il clima in maniera solidale e far sì che il cambiamento avvenga, partendo da noi.

La lettera appello di Wathuti

Gentili Ministri Sharma e Shoukry,

detenete congiuntamente la responsabilità della guida dei prossimi negoziati delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in quello che è un momento cruciale nella storia dell’umanità.

Vi esorto ad affrontare questa sfida con compassione e coraggio, che è ciò che di cui abbiamo bisogno per raggiungere l’obiettivo di +1,5°C di temperatura previsto dall’Accordo di Parigi.

Le perdite e i danni già subiti dalle comunità in prima linea nella crisi climatica sono tristemente aggravati dagli impatti dalla guerra e della pandemia globale. Le persone che hanno contribuito meno alla crisi climatica ne stanno patendo gli effetti peggiori, e un senso morale richiederebbe che vengano mobilitati urgentemente i finanziamenti necessari per sostenerle attraverso uno strumento per ricompensare delle perdite e dei danni subiti.

Quest’anno ho dedicato del tempo a comprendere l’esperienza vissuta da queste comunità in prima linea. Di recente ho visitato la contea di Wajir, che si trova a circa un giorno di macchina a nord-est della mia casa a Nairobi, in Kenya.

Ciò a cui ho assistito è stato un esempio profondamente impattante della sofferenza che le crisi climatiche, naturali e alimentari interconnesse stanno portando in tutto il continente africano. Quattro stagioni consecutive di piogge mancate hanno portato a livelli spaventosi di insicurezza alimentare e idrica in tutta la regione.

Wajir

Ho visto con i miei occhi le terribili sofferenze che la comunità di Wajir sta vivendo, e non potrò mai scordare le storie che la gente del posto ha condiviso con me. La maggior parte della popolazione di Wajir dipende dal bestiame per il proprio sostentamento, ma migliaia di animali stanno morendo di sete e di fame. Le ragazze sono costrette a lasciare la scuola perché le loro famiglie non possono più permettersi di pagare le rette scolastiche. I bambini non possono crescere sani, perché le loro madri patiscono la fame e non riescono produrre abbastanza latte per nutrirli adeguatamente. Una siccità implacabile ha completamente decimato le popolazioni di animali selvatici locali. E gli ecosistemi naturali, che dovrebbero essere una fonte di vita per tutti, sono stati spinti oltre il punto di rottura.

Ciò che mi ha colpito di più, però, è stato sentire che alcune delle persone che ho incontrato si sentono senza speranza per la loro situazione – che solo la loro fede li fa andare avanti mentre pregano Dio per l’arrivo delle piogge.

La maggior parte delle persone che ho incontrato a Wajir non sa che le decisioni prese in luoghi lontani potrebbero avere delle conseguenze sulla situazione che stanno affrontando. Cosa farebbero se sapessero che le azioni di altri – nazioni ricche e ad alto tasso di emissioni nel nord del mondo – hanno a che fare con la loro situazione?

Pregherebbero semplicemente Dio perché le piogge arrivino, o avrebbero qualcosa da dire ai leader mondiali e alle grandi aziende che sono responsabili dell’aumento della probabilità e dell’intensità di questo tipo di disastri?

Le responsabilità climatiche e il Loss & Damage

Le comunità in prima linea nella crisi climatica, come le persone che ho incontrato a Wajir, non sono responsabili della causa di questa crisi, ma ne stanno subendo gli impatti proprio ora, ben oltre le loro possibilità di adattamento. La comunità globale non deve semplicemente abbandonarli al loro destino.

Per questo è fondamentale che i negoziati della COP27 sui cambiamenti climatici, che si terranno in Egitto alla fine dell’anno, prevedano uno strumento finanziario dedicato per aiutare le comunità in prima linea a far fronte alle perdite e ai danni che stanno già subendo e che, come sappiamo, non potranno che peggiorare.

Non si tratta solo di denaro, perché il denaro non potrà mai sostituire ciò che le persone che ho incontrato a Wajir hanno già perso.

Si tratta di giustizia. Si tratta di costruire fiducia e solidarietà. Questo è ciò di cui la comunità globale ha bisogno, se vogliamo risolvere insieme le crisi della natura e del clima.

Cordiali saluti,
Elizabeth Wathuti

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Fonte: Italian Climate Network

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