Cina e crisi energetica, a rischio le forniture per Apple e altre hi-tech

EconoMi@
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Non bastava la crisi nella produzione di chip, di cui si parla ormai da mesi. Adesso una nuova tegola cade sulle aziende tecnologiche americane, che, in vista del Black Friday di fine novembre e del Natale, puntano a vendite record. Il problema nasce dallo stop imposto a diverse aziende dal governo cinese per limitare il consumo di energia. Data la complessità della loro produzione, giganti come Apple e, in parte, Tesla si riforniscono ampiamente dalle aziende cinesi, sia per le parti meccaniche, sia per i circuiti stampati, i chip e i servizi di testing. 

Secondo Nikkei Asia, il governo di Pechino ha imposto a vari impianti di produzione dei fornitori di Apple e Tesla norme più rigorose sul consumo energetico, determinandone una temporanea sospensione. In alcuni casi ha addirittura tagliato la fornitura di corrente elettrica per ore, annunciando altresì pene severe per chi non rispetta i divieti. Il taglio all’energia non riguarda solo i fornitori delle aziende tecnologiche occidentali, ma anche molte piccole e medie imprese di cui il territorio cinese è ricco. 

Apple, stop ai fornitori chiave

Tra le aziende costrette a spegnere i motori c’è la Eson precision engineering, azienda che ha sede legale alle Isole Cayman e impianti sia a Taiwan che in Cina, nella città di Kunshan. Eson fa capo al gigante taiwanese Foxconnuno dei maggiori fornitori di Apple per i suoi iPhone e iPad.

Nella provincia dello Jiangsu si è fermata la catena produttiva della Unimicron technology. Un nome che dice poco ai consumatori finali, ma che produce circuiti stampati essenziali per l’azienda di Cupertino. E perfino Concraft, produttore degli altoparlanti degli iPhone, ha subito la stessa sorte.

Pegatron, azienda nata come spin off di Asus, è oggi uno dei principali centri di assemblaggio degli iPhone nelle sue fabbriche di Kunshan e Suzhou. Ha dichiarato che, per non creare problemi alla filiera Apple, si sta organizzando con gruppi elettrogeni per prevenire altri stop. Nella lista dei clienti che saranno danneggiati da questa sospensione di forniture ci sono anche il gigante dei chip Intel, Nvidia e Qualcomm.

Perché il governo ha dato lo stop?

Il leader cinese Xi Jinping, nel suo recente intervento all’Assemblea generale delle Nazioni unite, ha dichiarato che la Cina “non costruirà più impianti alimentati a carbone, poiché il suo Paese si appresta a passare alle energie rinnovabili”.

Di fronte alle catastrofi provocate dai cambiamenti climatici, anche la Cina sta quindi cambiando politica sull’ambiente. Ma la svolta non è solo ideologica: ci sono infatti anche ragioni molto concrete, come l’aumento dei prezzi del carbone – fonte essenziale per la Cina – e del gas naturale, due fattori che hanno convinto le autorità a ordinare lo stop alla frenetica produzione.

Fonte: Gabriele Di Matteo, Forbes

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