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Aborto, in Italia diritto negato

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In Italia l’aborto non è più un diritto garantito dallo Stato. Le prove si trovano nell’indagine Mai dati dell’Associazione Luca Coscioni, presentata martedì alla Camera dei Deputati in occasione del 44esimo anniversario della legge 194, che regola il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese.

Secondo l’indagine, in 31 dei 180 ospedali presi in esame il 100% dei ginecologi, anestesisti, infermieri e assistenti sanitari ausiliari sono obiettori di coscienza. Se si contano anche le strutture con una percentuale superiore al 90% di obiettori si arriva a 50, e si sale a 80 considerando quelle con un tasso di obiezione superiore all’80%.

Questo dimostra come nella pratica la legge 194 sia venuta meno. La normativa garantisce infatti ai singoli professionisti la possibilità di non praticare aborti, ma obbliga le strutture sanitarie a garantire l’interruzione di gravidanza.

Legge 194, una normativa non rispettata

Un obbligo che viene meno in decine di strutture sanitarie in tutto il Paese. Il motivo è anche la scelta del ministero della Salute di raccogliere i dati non considerando i singoli presidi sanitari, ma le percentuali su base regionale. Per questo motivo, l’unico dato a disposizione del Ministero è quello per cui in Italia il 33% dei medici pratica l’interruzione volontaria di gravidanza, ma la verità è che molti di questi lavorano in strutture sanitarie dove la scarsità di personale rende di fatto impossibile eseguire l’operazione. Come denunciato dall’Associazione Luca Coscioni, “di fatto, sia il ritardo nella presentazione, sia gli indicatori e le modalità di pubblicazione dei dati, rendono la relazione [del ministero della Salute, ndr] un’osservazione passiva e neanche tanto veritiera della realtà”.

Fonte: Associazione Luca Coscioni, The Vision

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